Recensioni



Dicono di noi:
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l progetto “solo” dell’udinese Francesco Nguyen (aka Viet). The SuperEgos è bruma del nord-est. Un dicembre piovoso. A guardar fuori dalla finestra con gli occhi lucidi e l’abbraccio dei ricordi. Liquidità elettroniche. Tra caliggini scozzesi e spazi dilatati dalla radice post rock. Strumentalmente flemmatico. Cerebrale come tante dissolvenze lontane. Un’immersione in un’altra dimensione. [***1/2]
Emanuele Tamagnini
http://www.nerdsattack.net/?p=16349


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Da Udine senza furore, anzi, con molta calma, arrivano i Superegos con questo loro EP di brevi composizioni atmosferiche, parenti nemmeno troppo lontane dell'inarrivabile capostipite "Music For Airports".
Un tappeto di synth qui, una melodia al piano lì, qualche arco qua e là e la mezz'ora scarsa di "Embracing December" trascorre all'insegna di un minimalismo nemmeno troppo marcato e di un suono piacevolmente corposo per gli standard del genere.

Apprezzabile anche la varietà di approcci che giustifica la scarsa durata dei pezzi: a volte i brani finiscono prima di aver lasciato il segno, forse per esigenze pratiche di sintesi, visto il poco tempo a disposizione.


"Embracing December" è un piccolo antipasto in cui il duo friulano fa la conta degli ingredienti nella propria cucina: non aspettatevi di esserne saziati e potrete forse rinvenire qualche buon sapore qui e là. Da notare una ghost track inclusa quasi per gioco, che invece presenta un approccio più suonato che potrebbe essere una linea di sviluppo interessante per la band.


Lorenzo Peri


http://www.loudvision.it/musica-dischi-the-superegos-embracing-december--3949.html


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Chiara Bronzin


Armonia. E’ la prima parola che viene in mente ascoltando l’album “Embracing December” dell’udinese Francesco Nguyen.
La prima track, che da il titolo all’album, è la canzone simbolo dell’intero disco. Viene naturale chiudere gli occhi e vagare nei ricordi ascoltando gli archi e la melodia dolce e i suoni tenui.
E’ impossibile non pensarlo anche di “The end of the afternoon”, che sotto certi punti di vista ricorda molto Ludovico Einaudi.
Il terzo brano “Closed Sky”, a differenza dei precedenti caratterizzati prevalentemente da archi e pianoforte, è più elettronico.
Con “Days” si ritorna alla dolcezza e pacatezza delle prime canzoni e a questo punto ci si ritrova da tutt’altra parte, nei luoghi che più ci piacciono.
Ma quando si sentono le prime note di “Where I belong”, si rimane spiazziati. E’ un brano più cupo e sinistro, sarebbe perfetto per la colonna sonora di un film thriller.
Per non parlare di “Leaving Home”, magari anche un po’ influenzati dal titolo, ma mette una strana sensazione di angoscia e solitudine.
Per concludere la ghost track: se prima eravamo abituati a pochi strumenti, qui ritroviamo sonorità più ruvide con chitarre, basso e sax come un’esplosione.
E’ difficile descrivere l’album meramente dal punto di vista musicale, bisogna ascoltarlo e abbandonarsi in questo viaggio di diverse emozioni.
Nell’album c’è una particolare miscela, la quale riesce a trasmettere dolcezza e malinconia allo stesso tempo.
Un album dal quale bisogna farsi coinvolgere. Nel quale bisogna perdersi. Buon viaggio.

http://www.soundmagazine.it/blog/2010/05/17/embracing-december-di-francesco-nguyen/


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